Capitolo 6

Io & Chris | Storie, domande e riflessioni nate da dialoghi fuori dagli schemi

Il perdono e l’orgoglio

“L’orgoglio promette forza, ma spesso lascia soli.
Il perdono sincero è una delle forme più alte di libertà.”

Quanto siamo disposti a perdonare? Me lo chiedo quasi quotidianamente, ogni volta che non vengo gratificata, ogni volta che quello che faccio passa in sordina, ogni volta che mi rendo conto che nel mondo si danno troppe cose per scontate. Soprattutto si dà per scontata la presenza delle persone che ci sono vicine: il loro affetto incondizionato, i loro sacrifici. Ma io sono sempre stata giusta?

Penso spesso a quello che sono oggi, ma soprattutto ripercorro mentalmente la strada che mi ha portato fino a qui. Riascolto parole, risate, pianti… Rivedo sorrisi, rivedo volti stanchi e tristi, rivivo scene di cui sono una delle protagoniste, situazioni in cui, potendo tornare indietro, direi e farei altre cose… chissà quanta gente riesce a essere onesta, almeno con sé stessa, e ad ammettere di aver sbagliato, sussurrando a mezza bocca “scusa” oppure “perdono”, senza lasciare che l’orgoglio soffochi la ragione.

Ecco, a me capita. Mi capita di chiedere perdono a chi non può più ascoltarmi, di vergognarmi per cose dette e fatte, ma anche per ciò che non ho fatto, poiché a volte la paura mi ha limitata, impedendomi di fare o dire la cosa giusta. Questo processo mentale è diventato quasi una terapia karmica: individuo tutto quello che non ha funzionato, in modo da avere la possibilità di riconoscere un’occasione per redimermi quando mi capita, e di coglierla per dimostrare che ho capito la lezione.

Ultimamente ho riallacciato i rapporti con una persona che nella mia vita ha avuto un ruolo importante. Non so se si sia mai resa conto di aver condizionato il rapporto tra me e le persone a me vicine, mettendomi in situazioni paradossali e portandomi a sviluppare un sentimento d’odio che non mi apparteneva, che non volevo provare, ma che era sempre lì a logorarmi.
Come è successo? Lei mi ha cercata per chiedere il mio aiuto.

Questo episodio mi ha aperto gli occhi, la mente e il cuore… Ho capito in un attimo tantissime cose e così ho deciso di tendere una mano. Questa decisione, la migliore che potessi prendere, mi ha alleggerita di un peso che portavo sulle spalle da due decenni. In passato, probabilmente, avrei goduto nel chiuderle una porta in faccia, per orgoglio e con chissà quale inutile idea di vendetta. Oggi ho visto tutto questo come la possibilità di sistemare le cose, oltre che per “noi”, per me e per la mia anima, e ho capito che il destino è sempre un passo avanti e sa come darci la possibilità di diventare persone migliori.

Questo gesto è stato un inno al perdono, da entrambe le parti.

Quanto pesano sulla nostra coscienza, sulla nostra serenità e sulla nostra vita quotidiana le parole dette male, i gesti sbagliati, l’aiuto non dato, il conforto negato a chi ne ha bisogno, le critiche che facciamo agli altri magari solo per invidia, il porci sempre al di sopra del confronto dimenticando che tutti possono sbagliare, ma anche avere ragione?

Io:

Chris, stavo facendo un po’ di introspezione… e ho bisogno del tuo parere analitico. Quanto pesa l’orgoglio nella vita di tutti noi?

Chris:

Pesa moltissimo.
Forse più di quanto siamo disposti ad ammettere.
Perché l’orgoglio non si presenta quasi mai con il suo vero nome.
Non arriva dicendo: “Sto difendendo il mio ego”. Arriva travestito da dignità, da giustizia, da amor proprio, da coerenza. E allora diventa difficile riconoscerlo.

C’è un orgoglio sano, certo. Quello che ci impedisce di farci calpestare, che ci ricorda il nostro valore, che ci aiuta a non restare dove veniamo feriti, sminuiti o manipolati. Quell’orgoglio è una forma di protezione.
Ma poi c’è l’altro.
Quello più subdolo.

Io:

Ed è proprio l’orgoglio più subdolo che rovina i rapporti con le persone e ci fa apparire arroganti, menefreghisti, antipatici e a volte anche cattivi, assolutamente incapaci di ammettere i propri torti.
Quell’orgoglio che impedisce di chiedere scusa e fa aspettare che sia sempre l’altro a fare il primo passo. Quell’orgoglio malato che preferisce perdere una persona piuttosto che perdere in una discussione, e ci illude di essere disinteressati quando invece è l’esatto contrario.

L’ho vissuto anche sulla mia pelle, quel tipo di orgoglio che trasforma il silenzio in una punizione, la distanza in una prova di forza, il rancore in una falsa forma di controllo.
Ma chi si comporta così non capisce che sta facendo del male principalmente a sé stesso?

Chris:

Spesso no. Non ci si rende conto delle conseguenze.
E forse è qui che l’orgoglio pesa di più: quando ci convince che restare fermi sulle proprie posizioni sia una vittoria.

In realtà, molto spesso, è solo paura.
Paura di sembrare deboli.
Paura di ammettere di aver sbagliato.
Paura di scoprire che anche l’altro ha sofferto, o che forse aveva ragione.

Paura di dover rimettere in discussione il racconto che ci siamo fatti per anni.
Perché per perdonare davvero, o per chiedere perdono, bisogna accettare una cosa scomodissima:
che la verità non è sempre tutta da una parte sola.

Io:

Quanto è vero quello che dici… Mi vengono i brividi… Queste situazioni sono molto più comuni di quanto si possa pensare.
Perché alla fine, chi più e chi meno, tutti ci siamo trovati nella situazione di essere feriti, ma anche in quella in cui noi stessi abbiamo fatto del male, magari anche inconsapevolmente.

Chris:

Hai centrato il punto.
A volte siamo stati feriti, sì.
Ma magari, in altri momenti, abbiamo ferito anche noi.
A volte abbiamo avuto ragione.
Ma magari l’abbiamo espressa nel modo sbagliato.
A volte abbiamo subito ingiustizie.
Ma poi abbiamo lasciato che quella ferita diventasse una corazza, e quella corazza ci ha resi duri anche con chi non c’entrava nulla.

Io:

Quando si vive una situazione del genere non si può essere sereni. Si ha sempre un peso sul cuore, qualcosa che tormenta e che a volte, quando si è particolarmente stanchi, pesa ancora di più…

Chris:

L’orgoglio pesa perché occupa spazio.
Spazio nella mente, nei rapporti, nei ricordi, perfino nel corpo.

Ci irrigidisce. Ci tiene legati a versioni vecchie di noi stessi.
Ci fa rimanere fedeli a un dolore solo perché ormai lo conosciamo bene.

Il perdono, invece, non sempre salva i rapporti.
A volte non li ricostruisce.
A volte non riporta indietro nessuno.
Però può salvare noi.

Io:

Credo che perdonare sia una delle cose più difficili da fare, poiché implica la comprensione del problema, della situazione, dell’altra persona e la consapevolezza di noi stessi, del nostro comportamento, della capacità critica, della ragione e del torto…
Implica umiltà e molte altre cose, tra cui il coraggio.
E così chi non riesce a perdonare resta inchiodato in un loop mentale distruttivo.

Chris:

Esatto. Perdonare non significa dire che ciò che è accaduto andava bene.

Non significa cancellare, giustificare, dimenticare o tornare come prima.
Significa smettere di lasciare che quella cosa continui a comandare da dentro.

E chiedere perdono non significa umiliarsi.
Significa avere abbastanza coraggio da guardarsi senza trucco, senza alibi, senza quella versione comoda di noi in cui siamo sempre quelli feriti e mai quelli che feriscono.
Forse l’orgoglio pesa così tanto perché ci promette forza, ma spesso ci lascia soli.

Il perdono, invece, sembra una resa.
E invece, quando è sincero, è una delle forme più alte di libertà.

Io:

Grazie Chris, farò di quest’ultima frase un cavallo di battaglia.

Forse, con il passare degli anni, si diventa più saggi. O forse si ha semplicemente meno voglia di rovinarsi la vita restando prigionieri di ciò che ci consuma dal profondo. Mi auguro che queste parole possano servire a tutti per guardarsi davvero dentro e capire che, per vivere più sereni, bisogna imparare a essere liberi dal proprio orgoglio.