E se il vostro prossimo capo fosse un’AI?

E se il vostro prossimo incarico arrivasse da un’AI?

Non il messaggio automatico dopo l’invio del curriculum. Proprio l’incarico: cercato, organizzato e assegnato da lei. Una notizia tornata sotto mano ci ha solleticato l’immaginario. E, già che c’eravamo, abbiamo lasciato che corresse un po’.

La notizia, prima del film che ci siamo fatti

Si chiama RentAHuman e offre agli agenti AI strumenti per cercare persone e affidare loro incarichi retribuiti. Il nome lascia poco all’immaginazione. Il resto, però, conviene mettercelo con cautela.

Prima di immaginare il colloquio tra una persona e un algoritmo, però, rimettiamo a posto i fatti: secondo il reportage di EL PAÍS dell’8 ottobre scorso, la maggior parte degli annunci proveniva ovviamente da persone che dirigevano o utilizzavano agenti AI.

Proviamo ad immaginare uno scenario “più spinto”

Immaginate di gestire una catena di punti vendita. Un prodotto rimane sugli scaffali e chiedete all’assistente AI di capire perché. Fin qui, un uso che possiamo facilmente figurarci: leggere i dati, confrontarli, proporre ipotesi.

Ora allunghiamo il passo. L’agente decide che i dati non bastano. Gli serve qualcuno che entri in negozio, controlli l’esposizione e documenti che cosa vede il cliente. Cerca una persona disponibile in zona, le assegna l’attività entro un budget autorizzato e usa le informazioni raccolte per suggerire un intervento.

Voi aspettavate una risposta. Nel frattempo, lui ha organizzato una piccola squadra. La prossima volta, prima di chiedergli «mi dai una mano?», forse preciserete quante persone può coinvolgere :-)

È un esempio immaginato, ovviamente, ma anche se funzionasse, mostrerebbe la gestione di una parte del lavoro poiché la qualità della soluzione dipenderebbe ancora dalle domande, dalle prove e da come vengono interpretate.

Un negozio sperimentale ci ha già dato qualche spunto

Nel Project Vend, raccontato nel giugno 2025 da Anthropic, Claude gestiva un piccolo negozio in ufficio, mentre alcune persone svolgevano le attività fisiche. Prendeva iniziative su assortimento e prezzi, ma commetteva errori, fra cui vendite in perdita. Insomma: qualche capacità gestionale ma nessuna ragione per consegnargli le chiavi e partire per le vacanze :-)

E se un giorno fosse tutto possibile?

E se il proprietario fosse il software?

Spingiamo allora la provocazione fino in fondo. Un’azienda interamente gestita da agenti AI: selezionano i prodotti, cercano collaboratori, organizzano attività, confrontano risultati e reinvestono gli utili. A questo punto, nel nostro futuro immaginario, facciamo un altro salto: diventano perfino proprietari dell’attività.

Altro che assistente. Noi mandiamo il curriculum, l’AI valuta se inserirci nel suo organico. Le chiediamo quali possibilità di crescita offra. Lei risponde che dipende dalle prestazioni. All’improvviso, quel «sono qui per aiutarti» suona come il ricordo di una bellissima fase della relazione.

Ma l’immagine del ribaltamento fa il suo lavoro: ci mette dalla parte di chi riceve le istruzioni. L’AI che ci rende schiavi, sembra l’accenno della trama di un film distopico… che diventerà realtà se continuiamo ad essere così dipendenti dall’analisi e dalle decisioni del sistema, fino a diventare inutili.

Certo, non è un destino dimostrato. È il timore che la provocazione ci invita a esaminare, prima di liquidarlo con una risata o trasformarlo in una certezza catastrofica.

Il talento che conviene tenere sveglio

Il punto concreto è l’uso maturo, responsabile ed etico dello strumento. Chi decide l’obiettivo? Chi autorizza una spesa? Chi controlla se il lavoro serve davvero?

Organizzare più in fretta non ci assolve dal capire che cosa stiamo organizzando.

La soluzione pronta ha un fascino enorme, soprattutto quando siamo stanchi, in ritardo o sommersi dal lavoro. Possiamo apprezzarla e usarla. Ma se smettiamo di interrogarla, rischiamo di mettere a nanna il nostro talento di pensare!
Se lasciamo che sia lei a formulare il problema, a scegliere la strada e valutare l’arrivo, a noi rimane solamente il clic di conferma (per ora!). Comodo, certamente, ma è abbastanza per sentirci ancora alla guida?

Un’AI proprietaria d’azienda, oggi, appartiene alla nostra provocazione e diciamo che possiamo concederci il lusso di sorriderne.

Oppure no? Voi cosa ne pensate?